mercoledì 20 maggio 2009

Professori inutili

Parlavo con mia madre dei suoi ricordi sui professori del suo liceo:

Mamma: "erano degli esseri inutili: non dicevano nulla di più di quanto potessi trovare già scritto sul libro, ma poi pretendevano un sacco. Non li potevo sopportare: mi facevano perdere un sacco di tempo che avrei potuti dedicare allo studio da sola e poi pretendevano veramente tantissimo!"


Pretendevano appoggiati in questo da tutta la società.
Questa possibilità di pretesa ha formato lei e quelli della sua generazione, facendoli diventare quello che sono oggi: sicuramente preparati, ma con un ricordo tale della scuola da voler essere a tutti i costi più innovatori dei giovani, rifiutando il pensiero che altre generazioni possano soffrire quanto loro hanno sofferto.

Oggi alcuni pretendono pochino, spostando molto l'attenzione dagli apprendimenti al rapporto, considerato giustamente, in determinati contesti, fondamentale ai fini di un contenimento, che non viene messo in atto da società e famiglia nella misura in cui competerebbero loro e che deve essere attuato per creare un decente ambiente di apprendimento.

Ma alla fine gli studenti non imparano quasi niente, da troppi punti di vista.

Anche oggi molti professori sono parzialmente inutili, come allora, solo per altre ragioni. Probabilmente lo sono anche io.
Mi chiedo: mia madre sarebbe contenta oggi, ringiovanisse d'un tratto e si trovasse ancora studentessa, dietro i banchi di certe scuole?
Troveremo mai un equilibrio in fini ed atteggiamenti?

Mister_NixOS


venerdì 15 maggio 2009

Linguaggio e sfumature

Maledetto linguaggio naturale! Le parole andrebbero accompagnate da "misure", altrimenti si rischia di sembrare ipocriti, per fraintendimenti dovuti spesso ad apparenti contraddizioni. Sembra si dica A a Tizio e nonA a Caio, quando invece si sta semplicemente "sfumando" fra diversi livelli di interpretazione. C'è chi usa questa ambiguità ad arte, per tenere i piedi in ogni staffa, ipocriti e/o opportunisti davvero e chi invece figura esserlo, solo per errore.

Da tenersi presente ogni volta che paiono contraddizioni. Solo con discorsi articolati si può sperare di riuscire a comprendersi, a meno che non si sia già a priori sulla stessa lunghezza d'onda, proprietà comune difficilmente verificabile, spesso assunta vera a torto, senza che nessuno se ne renda conto, a lungo.

Purtroppo però spesso si è troppo presi da quella fretta, che oramai fa parte di noi, della nostra cultura.

Mster_NixOS

mercoledì 13 maggio 2009

La retorica del negretto


Soldi per adozioni a distanza, per sovvenzionare ospedali e strutture per i bisognosi del terzo mondo, per... quante opere di carità di questo genere vi vengono in mente?
Ma a che servono? anzi a chi servono?
Non voglio certo fare il disfattista che pensa che dietro ci sia solo un magna magna, non e' questa la mia intenzione. Anzi vi dirò di più: sono uno di quelli che adotta a distanza.
Torno pero' alla domanda: "a chi servono?" raffinandola in "a che scopo servono achi servono?".Dunque le domande in realtà sono due:

  • a chi servono?

  • a che scopo servono a questi?


Servono sia a coloro cui li versiamo (chiaramente!), che a noi stessi. Gli scopi sono ovvi per i primi, meno per i secondi. A che servono a noi?
Certi momenti penso solo a pulirci la coscienza da quanto non facciamo nel nostro piccolo mondo quotidiano per vicini, per i loro piccoli e grandi bisogni, questi ultimi spesso composti di tanti dei primi a formarne uno grande; alcuni di questi bisogni sono materiali, come quelli cui provvediamo a debita distanza elargendo parte dei nostri stipendi, altri, moltissimi, tutt'altro che materiali...
Paghiamo per risolvere un nostro problema di coscienza aiutando chi, se ci fosse davvero vicino, probabilmente poteremmo lasciare addirittura perire.
Perché? non semplicemente per non voler "sporcarsi le mani", ma sovente per paura di metterci la faccia, per piccoli e grandi conflitti di interessi, a volte per riuscire a sopravvivere, per paranoie, per paura di "confondersi"... : guai avvicinarsi troppo a chi ha certi bisogni (non alludo a materiali); è abbastanza in voga il detto "guardo con chi vai e ti dirò' chi sei";
chi soffre spesso ha comportamenti socialmente non accettabili, per i quali viene disprezzato... "oddio se mi vedono a parlarci troppo mi confondono con uno come lui..."
Dunque paghiamo con i nostri soldi per cercare di ripulire la nostra coscienza da quanto non facciamo materialmente e non per nostri vicini.

Mister_NixOS

P.S.
non sentitevi offesi: mica pretendo di essere esaustivo, ma di presentare solo una parte, secondo me non irrilevante, di alcune motivazioni.

domenica 10 maggio 2009

Trasferimento account da gmail e gmail

Suggerimento che puo esservi utile qualora decideste di cambiare account Gmail e voleste avere tutte le conversazioni (e gli utenti Gmail sanno cosa sono) trasferite dal vecchio al nuovo.
Usate Imap: con Pop scarichereste da un account all'altro solo i messaggi che vi sono arrivati, rompendo le conversazioni, mentre se usate Imap riuscite a scaricarle per intero.
L'unico problema e' che non si può fare Imap da Gmail a Gmail direttamente, ma solo pop. Niente paura: configurate su un qualsiasi client di posta che supporti Imap i due account Imap di Gmail (che dovete aver abilitato) e copia-incollate dalla cartella All Mail di quello vecchio alla All Mail del nuovo.
Naturalmente il processo può durare diverse ore, dipendendo da quanta posta dovete trasferire. Per esempio nel mio caso durerà almeno 10 ore.
Le chat però non sono copiate. Pazienza, no?

Per quanto riguarda il trasferimento di alcuni altri servizi di Google, si fa cosi':
in Documents si cambia il proprietario dal vecchio account al nuovo; purtroppo però non supporta ancora il cambio di proprietario per i fogli di calcolo...
in Calendar si esporta i calendari ed importati col nuovo account;
in Reader, si aggiunge il nuovo account agli amici con cui si condividono le letture per ricreare una pagina identica di condivisioni (a parte le date, che saltano)
in Blogger si aggiunge un autore, con privilegi amministrativi.

Magari a qualcuno risulta utile.

Mister_NixOS

mercoledì 6 maggio 2009

Retorica delle bolle (o delle balle?)

Le bolle si gonfiarono finché le loro pareti, troppo assottigliate, non ressero più ed esplosero, lacerandosi e scomponendosi in tante piccole goccioline, che, cadute, sarebbero diventate nuova sorgente per altre bolle. Eccole che subito ripresero difatti a crescere, molteplici, unendosi a formarne un'unica, nata solo per morire e rinascere così all'infinito ... ed il sistema si ripiegò di nuovo su se stesso, precipitando d'improvviso, involvendo nella sua caduta.

Ascoltandone ancora della morte e della rinascita risi, dentro di me.

Un po' ne soffro, ogni volta. Proietto nel passato remoto, per anticipare l'elaborazione di un lutto ricorrente: quello della ricerca della verità, della correttezza, della chiarezza di intenti, offuscata continuamente ad arte da vuoti costrutti retorici, destinati solo a perpetuare il ciclo di vita-morte di bolle (o balle?), di cui essi stessi sono parte, se non in certi casi interezza.

Mister_NixOS