sabato 31 gennaio 2009

Attribuzioni errate: mea culpa!

E' comune che si attribuiscano eventi e comportamenti a cause errate. Probabilmente è inevitabile, anche per i motivi che un'amica blogger mi faceva notare in risposta ad un vecchio post: per pregiudizi che naturalmente ci creiamo per destreggiarci nella realtà che ci circonda.
Poco male dunque, tutto sommato, se però ogni tanto ci si mette in dubbio, a caccia della "verità ".

Anziani (ehm: alcuni!) e troppo giovani possono aver difficoltà nel farlo, chiaramente per motivi diversissimi: i primi per sclerosi, cui siamo tutti prima o poi (si spera poi ...) destinati in qualche misura; i secondi, conformemente all'età, per scarsa maturazione ed indipendenza di pensiero, o a volte per estremismi, propri di una certa fascia evolutiva ... in cui in realtà si trovano proprio nel pieno della costruzione di se stessi, in crisi con l'universo intero, troppo pieni di dubbi per cui a volte poco equilibrati nell'analisi.
Con i primi è spesso quasi impossibile discutere, a volte davvero sclerotizzati; con i secondi si deve cercare di discutere, con attenzione però, per non farli schizzare verso estremi ed estremismi.

Noi che non apparteniamo a nessuno delle fasce che ho menzionato, nel pieno delle nostre forze e del nostro equilibrio psicofisico (uhm... davvero??? ma chi stai cercando di convincere Mister_NixOS???), dobbiamo dare l'esempio a questi ultimi, stando molto attenti a quanto diciamo in loro presenza: possiamo permetterci solo fra di noi certe superficialità, che sappiamo come "prendere", distinguendo come interpretarle e quanto peso darvi a seconda del contesto; ricordiamo però che il contestualizzare e l'interpretare sono operazioni non banali, che non dobbiamo sottintendere in alcuni (molti) di loro.

Mea culpa, mea culpa, mea magna culpa, per la cadute occasionali, anche del sottoscritto e ... chi non ha mai peccato scagli la prima pietra (ops, chissà dove l'ho già sentita...)

Mister_NixOS

giovedì 29 gennaio 2009

Di Pietro contro Napolitano

Ecco cosa ha detto realmente Di Pietro a Napolitano:



Se avete seguito l'informazione ufficiale vi renderete conto di come sia stato manipolato e distorto il suo discorso da giornali, giornalisti e politici vari. Si vergognino tutti!
Io sto con Tonino.

Mister_NixOS


Il Male: linfa vitale

Vi sono alcune persone che non saprebbero vivere senza il male degli altri. Non nel senso che ne gioiscano, ma che se non ci fosse non saprebbero dare senso alla propria esistenza.
Mi perdonino molte delle persone che lavorano con passione e sacrificio nel sociale che leggeranno questo post e si sentiranno colpite, ma ahimè è proprio in questo ambito che ne ho viste davvero tante. Anche nella scuola naturalmente, ambito in cui lavoro io stesso.

Vi sono colleghi (e dirigenti e collaboratori e consulenti... ) per i quali i ragazzi devono essere difficili, devono essere maleducati, devono essere deboli, devono avere qualche tipo di anormale o abnorme disagio e questi ragazzi che stanno male devono essere tanti.
Tanti devono stare male altrimenti loro non avrebbero di che nutrirsi. Il male di questi è la stessa linfa vitale che scorre nelle loro vene e cibo di cui si nutrono. Se non vi fosse, come potrebbero giustificare quello che fanno, come vivono, insomma a che scopo la loro stessa esistenza, le giornate passate a lavorare? Per semplici adolescenti, con normali problemi dell'adolescenza? semplicemente con modi di esternare diversi da quelli dei loro (ehm... nostri...) tempi? per dei bravi bimbi che sono soltanto disturbati da alcuni, pochi compagni che davvero hanno problemi potenzialmente gravi? No! Non è quasi mai il singolo a dare problemi, si usa dire che la classe non funziona ... ahò dico: un'intera classe intendono, perché, dicono, per caso si sono trovati assieme tanti ragazzi con problemi, tutti gravi. E lo dicono così spesso, su così tante classi, che a dispetto della statistica, non se ne salva proprio quasi nessuno ... devono essere sempre tanti!

Si nutrono del male degli altri. Un male in realtà solo loro: piccolezza umana e assenza di spessore; a volte invece seri problemi psicologici non riconosciuti e non riconoscibili, celati proprio da questo fortissimo impegno nel sociale, non per gli altri, ma per loro stessi, inconsapevoli.

A volte però penso, con un po' di malizia: estendere il male dal singolo al gruppo non servirà loro per giustificare non quanto fanno, ma quanto non fanno?

Mister_NixOS

giovedì 22 gennaio 2009

Voto in condotta

E montano le polemiche sul voto in condotta ... ok, forse qualcuno avra applicato con eccessivo zelo la norma, ma era ora qualcosa cambiasse!

Sarò un grezzone, ma la vedo semplicemente cosi: visto che non credo che l'anarchia rappresenti un buon sistema sociale, sono necessarie delle regole che però in buona parte non funzionano (non vengono rispettate) se non sono previste sanzioni opportune.
La scuola, la classe, rappresenta una microsocietà, che svolge anche il compito di comunità educativa, per cui bisogna che trasmetta il modello di società fondato su regole e sanzioni, eventualmente anche gravi: la seconda possibilità non si nega a nessuno, sulla terza ci sarebbe qualcosa da ridire, la quarta direi che spesso è di troppo... Se poi uno, divenuto adulto, vuole rifiutare quelle regole che gli sono state insegnate, nulla di male: l'importante è che abbia compreso che le regole sono necessarie per vivere nella società che lo circonda; se vuole rifiutare del tutto un modello di società con regole, allora ... beh, affari suoi: ognuno, grande e vaccinato (come si usa dire), è libero di credere in quello che vuole, combattere per quello in cui crede, assumendosi però naturalmente proprie eventuali responsabilità.

Sulla questione comportamento c'era un vuoto gravissimo, da anni, per cui gli studenti, adolescenti, di loro naturalmente un po' ribelli (come deve essere!), sapevano di poter fare qualsiasi cosa, di poter tenere qualsiasi comportamento, tanto non avrebbe influito sulla promozione o sulla bocciatura, cioè non sarebbe stato sanzionabile in nessun modo davvero incisivo.
Dico qualcosa che sembrerà eccessivo a chi non fa parte del mondo scolastico, ma non lo è in realtà: fino a poco tempo fa potevano anche picchiare un docente a scuola, ricoprire di sterco il dirigente e sodomizzare i compagni disabili, senza che nulla gli potesse accadere, complici anche famiglie più che assenti, direi delinquenti irresponsabili.
Gli ultimi ministri hanno rimesso un po' a posto le cose, rifissando dei paletti, finalmente anche per comportamenti meno gravi quanto quelli di quelli appena descritti.

Adesso certe cose pian pianino non si ripeteranno più, tranne qua in Trentino, naturalmente, dove Dellai ha deciso che noi insegnanti non dobbiamo poter gestire questo strumento, che (dice) "punta all'esclusione anziché all'inclusione" (in realtà non ricordo se ha usato esattamente queste parole ... ma sicuramente questi concetti). Forse semplicemente ignora un po' di psicologia degli adolescenti... mah! fosse andato lui a seguirsi qualcuno dei corsi di psicologia per docenti che mamma provincia sponsorizza (cioè in buona sostanza lui stesso), corsi in cui ci hanno spaccato la testa con la questione "regole e sanzioni" necessarie per una sana crescita degli adolescenti, che da una parte ne hanno bisogno per sentirsi contemporaneamente contenuti/protetti, dall'altra per avere limiti da sfidare, per potersi mettere alla prova, (ok lo so: altra questione rispetto a quella che dicevo all'inizio del post riguardo il rapporto fra società e scuola, scusate il mescolamento ...) ...

Per quanto sia convinto che le motivazioni della Gelmini fossero di tipo politico-demagogiche, direi che è stata una buona reintroduzione, vista la deriva comportamentale verso cui si sta andando.
Spero che venga reintrodotto presto anche qua...

Mister_NixOS


domenica 11 gennaio 2009

Parzialità: perché?

Ragionicchiavo (dire "ragionavo" sarebbe troppo) sulle cause di quella parzialità che vedo e vivo tutti i giorni, in me e nelle persone che mi circondano.
Vi riporto in sintesi quanto ho concluso, sperando abbiate tempo per darmi suggerimenti ed aiutarmi a completare il quadro, sicuramente parziale:

Parzialità per:


  1. Ignoranza: data da problemi culturali, inevitabili in una certa qual misura per chiunque. Spesso si zittisce il parziale per ignoranza dicendogli di non parlare di quanto non conosce. Con questo si fa confusione con un'altra ragione di parzialità, inclusa nella malafede (vediamo dopo ...): i parziali per ignoranza spesso non hanno gli strumenti neanche per comprendere che in realtà non sanno;

  2. Malafede: distinguerei almeno quattro categorie di ragioni per la malafede
    • si vuole avere ragione a tutti i costi, per il semplice fatto che si vuole aver ragione, null'altro, non importa quanto si sostenga: oramai si é cominciato a sostenerlo, ci si accorge che é scorretto e parziale, ma non importa, bisogna aver ragione sull'avversario;

    • interessi personali altri rispetto a quelli dichiarati ... e quante volte mi é capitato di assistervi ...

    • difesa intellettualmente scorretta degli interessi dichiarati: non importa il mezzo, ma il fine.

    • piacere di dare aria alla bocca. Un'amica mi diceva che non dovrei includere questa causa sotto la voce "malafede"; concordo con lei che chi da aria alla bocca in genere non lo faccia con intenzioni maligne, ma spesso si rende ben conto, dopo un po', di quanto stanno portando avanti. Eppure non tornano indietro... uhm... dunque probabilmente dovrei riportarlo alla sottocategoria già descritta: "aver ragione a tutti i costi";


  3. Ottusità: che può essere genetica o funzionale (legata spesso all'ignoranza) o genetica/funzionale; il più delle volte occasionale/momentanea, di cui soffriamo qualche volta nella vita un po' tutti, visto che non si hanno sempre le energie psicofisiche per essere lucidi ed avere i neuroni che non inciampano ogni tre passi;

  4. Psicopatia e paranoia: su queste poco da dire, sono di per se autoesplicative;

  5. Meccanismo psicologico di difesa: la propria psiche non permette di vedere certe parti della realtà per non destabilizzare se stessa; permette di vedere solo quanto conferma ciò in cui già si crede. Si va in loop: la continua visione parziale rafforza l'idea in cui già si crede, che la nostra psiche non ci permette di scalfire e questo rafforzarsi fa sì che si diventi ancora più parziali... si diventa estremisti e si trasformano gli avversari in nemici: involontariamente si mettono loro in bocca concetti che mai hanno espresso, né pensano, ma che nascono da proprie interpretazioni parziali di parti del loro pensiero, portate a conseguenze estreme.


Naturalmente l'estremizzazione delle posizioni degli avversari di cui parlo potrebbe essere citata anche sotto la ragione Malafede.

Riguardo le cause, quelle che mi preme e preoccupa maggiormente é l'ultima che ho elencato: ho paura che sia difficile riconoscerla prima che prenda il sopravvento e sfuggire dalla strada che fa imboccare una volta cominciato a percorrerla.

Personalmente riconosco come cause della parzialità di cui ogni tanto soffro anche io tutte quelle che ho elencato tranne la 2), 4) la 5). Su quest'ultima però, proprio per quanto ho espresso, non penso si possa dire nulla con sicurezza. Qualcuno mi diceva che con la 5) descrivo in realtà gli psicopatici: a me sembra descriva invece abbastanza bene buona parte dell'umanità ... che non penso proprio sia composta in maggior parte da pazzi, no?

Suggerimenti per completare e/o correggere il quadro?

Buona domenica!
Mister_NixOS


sabato 10 gennaio 2009

Per Niki: vogliamo la verità!


Qualche giorno fa l'amico Incarcerato mi ricordava che tanti sono pronti a stracciarsi le vesti, a strapparsi i capelli, a urlare in piazza la loro indignazione contro guerra, fame e soprusi (ok, non usava queste parole: reinterpreto liberamente); sono sempre pronti a riempirsi la bocca di grandi ideali, ma poi ... quando si tratta di aiutare il vicino ... quando magari basterebbe davvero poco ...

Leggete quanto riporto, seguite i link e poi decidete, in coscienza, in base alle informazione raccolte, se mandare la seguente a Santoro; leggere tutto, compreso quanto c'è nei link riportati, vi costa non più di un paio di pause caffè. Su dai che ce la potete fare ... (come sono "zidioso" oggi ...)



Inviate la lettera a questo indirizzo : annozero@rai.it


Oggetto: Verità per Niki

Stimatissimo signor Santoro,
chi le scrive è un comune cittadino che ha deciso di non rimanere più indifferente ai continui soprusi che quotidianamente assiste in maniera inerme. Ho deciso di scriverle innanzitutto per porle l'augurio che continui con la sua trasmissione che considero un importante e vitale polmone di verità in mezzo a tanto degrado dell'informazione.
Le vorrei chiedere con grande convinzione che lei si occupasse di un fatto grave accaduto di recente. Qualche tempo fa ne parlò Grillo, alcuni giornali ne riportarono la notizia, ma poi più niente. Buio totale. E c'è una madre sofferente che invoca giustizia. Suo figlio, Niki Aprile Gatti, era stato arrestato preventivamente per truffa telefonica, lavorava
in una società di San Marino, fu trasferito direttamente nel carcere di super sicurezza a Sollicciano.
Dopo tre giorni fu ritrovato morto. Dicono suicidato. Ma la madre è convinta, anche grazie ad alcuni elementi, che il ragazzo sia stato ucciso.Perchè? Forse la verità andrebbe ricercata proprio nell'inchiesta, purtroppo volutamente bloccata, di de Magistris. Le chiedo, signor Santoro, di contattare la signora Ornella Gemini, madre di Niki, tramite il suo
indirizzo: mondadori.avezzano@gmail.com, ha aperto anche un blog: http://nikiaprilegatti.blogspot.com/ e la esorto a trattare l'argomento tramite la sua trasmissione.
Per maggiori dettagli qui c'è il racconto della signora http://nikiaprilegatti.blogspot.com/2008/10/questo-sono-io-prima-del-19062008.html e qui la video intervista http://www.beppegrillo.it/2008/11/niki_non_ce_piu/index.html

Con stima,
segue firma con nome e cognome.



Mi raccomando, almeno pensateci ...
Mister_NixOS