Un mio giovane amico si è laureato in giurisprudenza poche settimane fa. Da anni mi parlava della magistratura, carriera che gli piacerebbe intraprendere, ma per ragioni altre rispetto ai suoi ideali ha dovuto decidere di ripiegare su altro, considerando l'idea di seguire il percorso che porta all'avvocatura. Qualche giorno dopo essersi laureato ha dunque cominciato a contattare alcuni avvocati, sperando di essere preso per il praticantato, ma non tutti, visto che per necessità economiche può andare solo da qualcuno che lo paghi un po'.
Gli risponde un noto avvocato, conosciuto per essere un tipo molto duro ma decisamente in gamba, sostiene il colloquio e presto lo chiama confermandogli l'intenzione di dargli l'opportunità di lavorare per lui, abbastanza ben pagato, con prospettiva di lavoro anche dopo il praticantato, che userebbe davvero come strumento di formazione per un futuro collaboratore stabile.
Il mio amico era a dir poco entusiasta, aveva ottenuto più dello sperato! Si dice spesso che solo figli di avvocati riescano ad entrare in grossi studi, mentre lui è un chicchessia, senza nessun legame né di amicizia, né familiare; si dice che comunque, quando finisci il praticantato, se non hai agganci sei per strada, ma a lui era addirittura stato prospettata, ottimisticamente, un posto di lavoro vero da qua a pochi anni! Non è un fattore da poco, vista la crisi in cui versiamo: oltre a qualche grosso privato che ha uno studio legale, avrebbe come alternative soprattutto assicurazioni e banche, ma sopratutto queste ultime non si trovano al momento, come ben sappiamo, in condizioni rosee.
Così qualche giorno dopo si presenta dall'avvocato, che lo accoglie, comincia a spiegargli in cosa consisterebbe la sua formazione per i primi mesi e comincia a lavorare. Gli passano sotto gli occhi documenti di ogni tipo, comincia a cercare di sbrogliare matasse ingarbugliate, analizza, cerca di capire, lavorando e... passa così la giornata.
A sera, mentre cenavo, mi chiama:
Io: "oilà ! com'è andata allora la tua prima giornata?"
Lui - con voce triste e sconsolata: "senti... sarò breve: a fine giornata me ne sono andato, cercherò altro: ho deciso che non farò l'avvocato"
Io, sorpresissimo: "oddio, cosa è successo? te ne vai dopo neanche 24 ore?"
Lui: "Non me la sentivo. La maggior parte delle cose che avrei dovuto fare non erano etiche e morali: avrei lavorato non a servizio della gente, ma per fregarla. Fregare non tanto il cliente, ma aiutare il cliente a fregare. Pensa che c'è un sacco di gente viene raggirata e non si accorge, per esempio, di essersi vincolata ad acquistare macchine o cose del genere. Non ci crederai, ma a volte davvero chi stipula i contratti lo fa in modo che siano davvero incomprensibili... incomprensibili per chiunque, chiunque non abbia una certa cultura specialistica in giurisprudenza. Quando mi è stato chiesto di contribuire a mandare sul lastrico una coppia di anziani di 80 anni per gamba, che erano stati palesemente raggirati, ho deciso di andarmene. Non sai quanti ne fregano cosi'. Non è morale... E avrei dovuto sbrigare montagne di pratiche del genere, mandando all'aria un sacco di gente, aiutando disonesti raggiratori senza scrupoli..."
I miei pensieri (non le mie parole) in quel momento sono stati di tutti i tipi: sono partito dal "ma cosa si aspettava di fare questo idealista, buttandosi sull'avvocatura?", al "capperi! a cosa ha rinunciato" a... non mi viene più' in mente... ed infine mi sono un po' vergognato di me stesso: "beh, è coerente: in fondo voleva fare il giudice, con l'ideale di essere davvero al servizio della giustizia e della verità. Ha fatto bene.".
Gli ho scritto un sms di incoraggiamento, lodandolo per la sua scelta etica e morale, per la forza che ha avuto a resistere alla tentazione, a sopportare il costo che potrebbe dover pagare.
Vi sembrerà forse che io esageri, ma mettetevi nei panni di un neolaureato, di 26 anni, rampante, sicuro di se stesso, intelligente e sognatore. Relativizzate un po' scrostandovi il pelo sullo stomaco che vi siete dovuti e/o voluti lasciare crescere questi anni: per lui rinunciare è stato difficilissimo!
Ogni scelta ha un costo. Lui ha deciso di pagare ancora il prezzo della disoccupazione, della mancata eventuale ascesa sociale (è un vanto essere avvocati, no?), piuttosto che quello che sarebbe derivato dal sentirsi in imbarazzo con la propria coscienza:
"Non sarei io ad impiccare, ma sarei fra quelli che tengono la corda in mano."
E voi cosa avreste fatto? Io cosa avrei fatto? Probabilmente c'è facile rispondere superficialmente a questa domanda, così come c'è facile riempirci la bocca di ideali. E se ci trovassimo davvero a dover scegliere di pagare un prezzo, per noi alto, per non venire a patti con la nostra coscienza? cosa faremmo? Onestamente non me la sento di rispondere davvero a questa domanda: semplicemente davvero non posso saperlo: dovrei trovarmi nella situazione di doverlo fare davvero.
Cambiando contesto, mi trovassi in guerra ed il mio superiore mi ordinasse di fare fuoco su una casa chiaramente piena solo di civili, cosa farei? certamente qua a freddo, non coinvolto veramente nella situazione, potrei genuinamente affermare che non sparerei, mi ribellerei, a costo di essere fucilato. Ma se mi trovassi davvero in quella situazione? cosa farei? chissà, forse sparerei... C'è però chi non ha sparato, alcuni probabilmente avendo addirittura dichiarato in precedenza che lo avrebbero fatto.
Chi sono i grandi uomini? Noi che ci riempiamo la bocca di di ideali o coloro che li hanno davvero applicati? pagando anche caro per la loro scelta? Ed i grandi uomini si riconoscono solo dalle grandi scelte, quelle che destano clamore sociale?
No: anche dalle piccole ed anche, ma non solo, tenuto conto delle differenti percezioni di grandezza.
Caro amico, bravo! tanto di cappello!
Mister_NixOS




2 Comments:
Uhm... associazionismo... era quanto pensavamo anche io e mia moglie. Oggi lo vedro' e gli suggeriro'. Grazie del suggerimento!
Mister_NixOS
A quanto pare il sondaggio legato a questo post non ha avuto un gran successo... dati insufficienti per un'elaborazione statistica.
La risposta "non lo so realmente" era mia.
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