Ispirato dai miei alunni e dalla lettura di qualche vecchio testo filosofico fondazionale, in particolare dal famoso articolo di Friedrich Gottlob Frege "Senso e denotazione", ecco un parto della mia mente malata.
Considerate i seguenti:
5+7
2x2x3
Cosa esprimono? Qualcuno di voi dirà subito 12! avendo svolto semplicemente i conti:
e dirà che è una domanda stupida visto che sa fare questi conti sin dalle elementari.
Cosa avrà aggiunto dunque? i segni di uguaglianza, giustificati dall'aver svolto le operazioni fra i numeri scritti ed aver sempre ottenuto il numero 12.
Disegnate adesso due triangoli uguali su fogli semitrasparenti, chiamate a,b,c i segmenti che congiungono i tre angoli con i puni di mezzo dei lati opposti, usando coerentemente le stesse convenzioni sui due triangoli.
Non disegnatele tutte assieme, ma disegnate su una copia del triangolo solo a e b e segnatevi bene il punto di intersezione; nel secondo b e c e segnatevi bene il punto di intersezione. Sovrapponete i triangoli e scoprirete che il due punti di intersezione si sovrappongono esattamente.
Qualcuno di voi, anzi tutti, dirà "è lo stesso punto". Lo chiamerò l' "oggetto".
Riconoscerà però anche che in questo processo l'abbiamo denotato in due modi diversi:
(2) "il punto di intersezione fra i segmenti b e c"
L'oggetto denotato da (1) è lo stesso oggetto denotato da (2).
Il contenuto di conoscenza nel designare l'oggetto con (1) o (2) è però diverso. Questo contenuto di conoscenza è dato dal modo in cui l'oggetto è designato. Anzi mi verrebbe da dire "è il modo in cui l'oggetto è designato".
Ora scriverà (1) = (2), così come nel caso numerico sopra riportato, ma (mi ripeto) avrà riconosciuto che, pur essendo l'oggetto designato da (1) e (2) lo stesso, questi due modi di designare l'oggetto forniscono alla sua conoscenza su questo due informazioni diverse; banalmente:
l'oggetto è il punto di intersezione di b e c.
Avrà anche compreso la delicatezza dell'inserimento del simbolo di uguaglianza.
L'uguaglianza non è tanto fra l'oggetto e se stesso (e chiaramente non potrebbe esserlo fra un oggetto ed un altro oggetto!), quanto fra i modi in cui l'oggetto è designato.
Questo è fondamentale e secondo me punto chiave per la comprensione di alcune incomprensioni (scusate il giuoco di parole) della matematica. In particolare ho l'impressione che per come questa viene insegnata, in geometria è più semplice avere questa visione che in algebra.
L'uguaglianza non deve essere letta semplicemente in termini di "svolgo le operazioni", ma come equivalenza fra rappresentazioni diverse dello stesso oggetto, giustificata dal fatto che sugli elementi che compongono questo oggetto (anche essi oggetti), sono permesse alcune operazioni di equivalenza.
Appunto per questo motivo quando si insegnano le proprietà dei numeri non bisognerebbe dire mai, per esempio "la proprietà distributiva dice che questo è uguale a questo", ma che "questo rappresenta lo stesso numero di questo". Si scriva tranquillamente "=", ma nella sua descrizione verbale non si dica "uguale", se non dopo lungo tempo.
Potrebbe risolvere in parte certi blocchi che hanno i ragazzi quando devono usare le proprietà dei numeri per le fattorizzazioni ed i raccoglimenti dei fattori comuni. Sembrano non comprendere il senso che abbiano, non solo perchè non ne vedono il fine, ma perchè leggono il simbolo di uguale da sinistra a destra, come un imperativo "fa i conti e guarda ciò che esce", come se il contenuto, cioè l'oggetto denotato, cambiasse, mentre a mutare è solo la sua rappresentazione.
Ciao
Mister_NixOS




