Un paio di giorni fa è stata la Giornata della Memoria e su internet se ne sono lette di tutti i colori. Se ne sono anche viste, in filmati e documentari proposti e riproposti sulla seconda guerra mondiale ed il periodo nazista.
Con mia moglie me ne sono guardato uno, che ho interrotto alla solita domanda del c...o che viene ogni volta rivolta a quegli anziani ex soldati tedeschi che hanno partecipato attivamente ai massacri. La conduttrice non poteva non chiedere al malcapitato, come di rito:
Ma lei a cosa pensava mentre sparava?
... per poi usare un tono fra il biasimo e l'orrore nel continuare ad interrogarlo, dopo aver ricevuto sincere risposte del tipo:
A niente. Lo facevo e basta. Odiavo gli ebrei. Ora ho un'altra posizione, ma allora li odiavo.
Lo trattava col tono con cui interagirei forse solo con un mostro orribile di disumanità...
Certamente ci sarà stato chi non ha sparato, chi ha combattuto contro il regime, ma... quel vecchietto non è un mostro e non lo era neanche a quel tempo (probabilmente...) : era solo un uomo, come tale condizionabile, come tutti noi adesso influenzato dalla cultura dell'epoca in cui c'è capitato di vivere.
Dietro ai toni di lei c'era sicuramente il voler accontentar l'audience, facendo leva su qualcosa di profondo, su una convinzione, che appartiene a tanti: che noi siamo qualcosa di ben definito, in senso non-materiale, prescindendo dai condizionamenti esterni, dalla storia che abbiamo vissuto, o semplicemente dal contesto in cui siamo inseriti.
Su questo punto mi sono già espresso in passato: per ora* non ci credo.
Rimando alla lettura di alcuni vecchi post per chi volesse riprendere il discorso, nei commenti relativi al presente o a quelli stessi:
- Chi siamo veramente?
- Persone: mutazioni o deformazioni?
- Che uomini siamo? Solo contenuti...
Per ora* la penso ancora più o meno come allora.
Proprio per quanto esprimo qua, in questo post ed in quelli ai quali rimando, serve secondo me la Giornata della Memoria: a ricordarci, come diceva Primo Levi nel libro Se questo è un uomo, che:
E' accaduto, quindi può accadere di nuovo.
Possiamo ancora tornare a diventare quello che siamo stati: lo siamo ancora, in potenza. E non in un futuro remoto, non in generazioni lontane, probabilmente già nei nostri figli... potremmo forse anche adesso, noi, in pochi anni... macellai di esseri umani potremmo diventare anche noi, anche voi che leggete, anche tu che stai per cambiare pagina, anche io... anche se ovviamente stentiamo a crederci.
Lasciando perdere il macello che c'è stato in quel periodo, il problema di cosa siamo noi è tema per molti decisamente scottante; ho avuto spesso difficoltà a parlarne con persone che conosco anche bene, a quattro occhi: il più delle volte si sentono colpiti.
La prima l'ho colpita 17 anni fa: sosteneva che anche se fosse nata in un'altra cultura, sarebbe stata in qualche modo sempre lei... alchè io le replicavo che forse lo sarebbe stata solo fisicamente... tagliando sulla lunga discussione, che io stesso non ricordo nei dettagli, dopo un po' smettemmo di discutere perché si stava agitando troppo. Non era una persona credente che si difendeva facendo riferimento ad una qualche "anima" trascendente, di qualità innate che avrebbe conservato indipendentemente dal momento (e dal corpo) in cui la si fosse fatta vivere incarnata. Avrei accettato questa obiezione al massimo replicando semplicemente che, se si crede in un'anima, si può credere anche in questo. Non fraintendetemi: non voglio essere riduttivo rispetto alle fedi religiose ed alla spiritualità, ma certamente credere in un'anima non mi sembra di per sé dirimente per la questione: dipende da cosa si intende per anima e soprattutto dalle qualità che dovrebbe possedere, che non sono le stesse per ogni visione spirituale... ma comunque una posizione accettabile, in seguito all'espressione della quale avremmo cambiato oggetto di discussione.
Invece no: non sapeva come difendersi ed aveva paura di dover pensare alla possibilità d'essere interiormente soprattutto il risultato dell'insieme degli stimoli ricevuti sin dalla sua nascita. Fortunatamente con questa persona non ho rotto il rapporto, ma da quel momento si è creata una barriera di incomunicabilità totale su certi argomenti.
Ho colpito ed affondato l'ultima persona pochi mesi fa: stufo di sentirla lamentarsi del rincoglionimento della gente che ha attorno (tranne il suo), della incapacità delle persone di vedere le cose razionalmente ed esaminarle indipendentemente dagli stimoli esterni (tranne lei), del condizionamento sociale che colpisce tutti (tranne di nuovo ovviamente chi?), le ho risposto qualcosa del tipo:
Ma tu cosa credi di essere? da dove pensi di aver pescato l'ideologia che si legge dietro le righe di ogni tua affermazione? ti illudi di non essere condizionata anche tu, come noi tutti, da qualcosa?
Tutto quello che pensi è frutto di un qualche condizionamento**.
Dopo pochi mesi, guarda caso, ha quasi smesso di parlarmi... colpita ed affondata. Forse anche i miei modi, un po' seccati, ma a giudicare dal turbamento che ha dimostrato penso più dai contenuti espressi: le ho detto che lei non è nulla, che io non sono nulla, che noi non siamo nulla. Per lei inaccettabile ipotesi.
Fra queste due esperienze, sicuramente molto diverse, ce ne sono state diverse altre, in ognuna delle quali percepivo segni di disagio nell'interlocutore.
La settimana scorsa sentivo una trasmissione alla radio in cui uno psichiatra, cercando di sensibilizzare il pubblico al problema delle malattie mentali, ricordava che, statisticamente parlando, si è visto che la genetica conto poco in questo ambito: questa segnala eventuali propensioni, ma percentualmente molto poco, mentre determinante sembra essere il contesto.
Ascoltandolo mi sono chiesto, per l'ennesima volta: chi sono io (aridaie...), qual è la caratteristica invariante rispetto alle innumerevoli culture in cui potrei essere cresciuto? in cui potrei vivere in futuro?
Forse solo qualche caratteristica fisica, forse solo, sotto la veste di condizionamenti cui sono stato sottoposto inevitabilmente a partire dal momento in cui sono venuto al mondo (ma si dice anche da prima), solo sale, solo quel troppo sale sulla pelle, che mi accompagna, sempre, da sempre, per sempre. Null'altro.
Mister_NixOS
*"Per ora" perché a casa mia si dice che "chi non cambia mai idea è scemo"
**Per cosa intendo con condizionamento, si vadano a leggere innanzitutto i post che ho segnalato, anche se in tanto tempo qualche idea che ho esposto può essere un po' mutata (e meno male che mi evolvo anche io:-) farò da solo un salto di specie?)