sabato 6 marzo 2010

Marcio ed ... inciampo!

Marcio. Che puzza... no, non sono io che marcio troppo e puzzo di sudore, ma questo marcio, che mi rilanciano addosso...

Incontro individui che non fanno altro che parlarmi del marcio della società, indubbiamente quasi onnipresente...

Superficialmente parlando li suddividerei in almeno queste 3 categorie:

  1. quelli che sono in grado di cogliere sia il marcio che il buono della società in cui vivono;
  2. quelli che colgono sia il marcio che il buono, ma la cui attenzione e le loro elucubrazioni sono rivolte soprattutto al marcio;
  3. quelli che vedono il marcio ovunque.

I primi sono chiaramente persone con cui si può discutere onestamente ed apertamente di ogni loro interpretazione, che naturalmente difendono, come loro legittimo, presentando dati e fatti a loro sostegno, ma sono pronti a farla cascare in qualsiasi momento.
Con i secondi si può provare a discutere, ma spesso tendono a mettersi troppo sulle difensive, attaccando nei loro tentativi di difesa; facendo crollare le loro interpretazioni difatti si metterebbe in crisi parte di loro stessi: in un primo momento colgono ogni elemento della realtà, ma concentrandosi eccessivamente la loro attenzione sugli elementi di marciume ben presto la destrutturano e ristrutturano partendo proprio dal marcio, costruendone dunque interpretazioni marce. Non di rado, a forza di scontrarsi con loro, ti assimilano al marcio, che, secondo loro, cerchi di difendere, essendone diventato anche tu parte, assimilato senza accorgertene. Alcuni di loro trasformano le discussioni in vere e proprie missioni, in cui devono farti aprire gli occhi, per salvarti. Se non accetti i loro punti di vista, con sommo dispiacere ti considerano un marcio oramai corrotto, ahimè irrecuperabile.
Gli ultimi, coloro che vedono ovunque il marcio si distinguono in due sottocategorie: i pazzi ed i marci. Inutile discutervi, se non per distinguerli dalla categoria precedente.

Chi è marcio, non sa che vedere marcio ovunque. Chi vede marcio ovunque bisogna sospettare sia marcio.

Fortunatamente poche volte inciampo in questa ultima categoria, che non prendo a calci solo perché temo appartengano alla prima sottocategoria: pazzi da curare, forse incurabili, ma non persone marce.

Ed adesso vado a preparare la torta, prima che mi marciscano anche le mele.

Mister_NixOS

lunedì 1 marzo 2010

Sciopero degli stranieri

Oggi sciopero degli stranieri. Non so se preferire che le adesioni siano massicce e che l'Italia venga in parte paralizzata o al contrario che l'iniziativa passi senza colpo ferire.
Nel primo caso difatti temo che i razzisti, quei piccoli bastardi che incontro ogni giorno della mia vita, si scatenino con slogan del tipo:

Vedete? Avevamo ragione! Ci hanno invaso, pacificamente, per prenderci le palle fra le mani, che adesso stanno stringendo, per mostrare quanto sono forti, per mostrare che ci hanno conquistato!

Ricordo ad una delle ultime elezioni un terribile manifesto della Lega Nord:



che sicuramente, mutato un po', rilancerebbero.  

A questa interpretazione delle intenzioni sottese alla manifestazione che hanno  portato alla paralisi del sistema si opporrebbero innanzitutto gli industriali, seguiti o preceduti dalla sinistra, da Di Pietro e probabilmente da Fini, ma ben poco effetto avrebbero sui già straconvinti leghisti, che alla fine si troverebbero anzi con ancor più aderenti; non quelli veramente dell'altra parte,  convertiti, i quali straconvinti di tesi interpretative in antitesi con le  leghiste a loro volta si rafforzerebbero delle loro convinzioni: ho paura che siano gli indecisi a passare con la Lega.

Purtroppo siamo in un paese in cui, quando una qualsiasi categoria (presumibilmente di italiani) sciopera, quasi tutti non sanno fare altro che lamentarsi dei disservizi, senza cercare di comprendere, se non appoggiare, le motivazioni per le quali questa ha incrociato le braccia. Figuriamoci se scioperano i "diversi"...

Insomma: questo sciopero puo rivelarsi un'arma a doppio taglio. Non per questo dico che non lo si dovesse organizzare, anzi... la lotta politica è fatta anche di momenti di forte tensione.

Nel secondo caso comunque, se non ci fosse cospicua aderenza, se l'Italia passasse indenne dalla manifestazione, allora gli stessi leghisti potrebbero affermare:

Ci hanno provato! se non li fermeremo, allora quando saranno davvero in tanti saremo loro succubi*

Che dire? in bocca al lupo agli scioperanti. Che fare? sostenere anche la loro causa, per quanto si possa, su blog, network, vita quotidiana.
 Ed adesso vado a lavorare.
Mister_NixOS

*Scusate: dimenticavo che questa parola non esiste nel gergo leghista. Prendetela come una traduzione dal padano, quello strano gergo standard del leghista che viene parlato localmente solo nei non-luoghi

domenica 28 febbraio 2010

Mobbing vs lavaggio del cervello

Tempo fa leggevo, forse su qualche libro di Aldous Huxley, come si fa il lavaggio del cervello. In breve: si stressa il cervello della persona, finché, sotto stress, non è più in grado di opporre resistenza all'inserimento di nuovi "moduli" di comportamento, o ideologici.

Riflettevo oggi sulle persone che sono pesantemente mobbizzate: nell'interesse dei mobbizzatori v'è in genere solo quella di far in modo che il soggetto mobbizzato decida di levarsi dalle scatole, ma gli effetti del loro operare potrebbero andare ben oltre i loro scopi: avendo fatto giungere la vittima a livello di stress psichico tale da far sì che voglia scappare dal posto di lavoro, anche al di la di ogni ragione che li farebbe rimanere, ben prima d'essersi trovati per esempio un nuovo impiego, questa potrebbe essere diventata eccessivamente permeabile all'inserimento involontario da parte dell'ambiente (o dei mobbizzatori stessi) di moduli "negativi", assolutamente autodistruttivi per la loro persona.
Potrebbero diventare per esempio paranoici ossessionati da manie di persecuzione che potrebbero farli entrare in pericolosissimi circoli viziosi: immaginate il mobbizzato che ritrova un lavoro altrove, ma è ancora diffidente nei confronti di tutti, in particolare dei nuovi compagni di lavoro, vede dietrologie ovunque, si sente sempre sotto osservazione, talvolta attaccato, dunque non riesce ad instaurare un buon rapporto con i nuovi compagni e con i superiori, si mette sempre sulle difensive, in quasi qualsiasi occasione, viene infine scambiato per un matto rompicoglioni e dunque... rimobbizzato.

Punto ed a capo, in un delirio di paranoia crescente che, pian pianino, può diventare un tratto caratterizzante del soggetto, il quale diventa un caso psichiatrico.

Non penso che questo tipo di dinamiche che si autoalimentano, al di là del soggetto di questo post*, siano così rare.

Se quanto ho elucubrato non è solo una gran pippa, abbiamo tutti una terribile responsabilità gli uni verso gli altri.

Uhm... ripensando a tutto quanto ho scritto, sono ripetitivo: tutto gira attorno a quanto continuo a dire, se non esplicitamente fra le righe in tanti post: che in larga parte siamo solo ciò che il contesto ci impone/permette di essere. **

Penso che questa mia fissazione sia da deformazione professionale: sugli adolescenti, con cui lavoro, l'influenza del gruppo conta in modo a dir poco fondamentale. Gli adulti invece dovrebbero avere tratti ed identità più strutturata e radicata, ma ritengo che comunque il gruppo possa influire in modo incisivo su di essi, se gli è permesso di agire per periodi di tempo abbastanza lunghi.

Mister_NixOS

*quella del mobbizzato che finisce in una spirale perversa di mobbbing universale che lo portas in reparto psichiatrico potrebbe essere esagerata... direi da libro... o dite di no?
**Uhm... mi sa che devo cercare una nuova idea, o presto comincerò presto ad annoiare anche me stesso...

sabato 20 febbraio 2010

Comunisti per caso

Comunisti per caso. Per caso dico: solo perché le condizioni socioeconomiche in cui vivono... no anzi, che cavolo dico... solo perché la loro percezione delle condizioni socioeconomiche in cui vivono, li portano ad essere ultrasensibili su alcune particolari questioni di giustizia sociale, ma soprattutto di redistribuzione delle ricchezze.
Comunisti per caso, che urlano e strillano di fronte al fatto che c'è chi guadagna troppo, mentre loro riescono a male pena ad arrivare a fine mese*, che sono costretti a convivere con estranei perché con quel "poco" che percepiscono non riuscirebbero a mantenersi da soli.
Comunisti per caso, che gridano contro il capitalismo, contro il condizionamento sociale, contro il fatto che non possono permettersi quanto i loro capi si permettono ogni fine settimana, i quali, secondo loro, non svolgono compiti di rilevanza e responsabilità maggiore dei loro.

Comunisti per caso, ma... perché per caso?

  • Perché il giorno dopo essersi lamentati di avere difficoltà nel pagare l'affitto li vedo arrivare con un nuovo paio di scarpe pagate 300 euro ... ed è il terzo paio che cambiano in un anno;
  • perché urlano al condizionamento sociale, ma non farebbero a meno del loro bruttifull neanche per un giorno;
  • perché non possono non andare ogni giorno al bar: non possono portarsi la merendina per la pausa caffè da casa, altrimenti si sentirebbero in imbarazzo davanti a se stessi ed ai colleghi;
  • perché non possono fare a meno di scialar denaro con gli amici almeno un paio di volte in settimana fra locali, localini, localetti e localacci;
  • perché soffrono di complessi di inferiorità se non possono immergersi anima e corpo nelle acque di un centro benessere almeno due volte al mese;
  • perché non possono non mettersi in mostra ogni volta che possono: vanesi egocentrici, non esiste per loro che la parola "io", ma solo "noi", alla faccia dell'interesse della società sopra quello del singolo... che tanto predicano...;
  • perché non si mettono mai in dubbio... e direte voi: che cappero c'azzecca** col comunismo? se non riescono mai a mettersi in dubbio, che sensibilità ai problemi degli altri, dunque infine al sociale, posso avere?
  • perché se hanno un problema allora questo è di tutti, ma se è degli altri allora è solo degli altri (alla faccia della solidarietà fra "compagni")
  • perché, variante del precedente punto, hanno il culo delicato e collettivizzano i loro particolari problemi, facendoli diventare di tutti (o di qualcun altro), per mandare avanti il culo altrui...;
  • perché se chiedi loro di essere solidale (materialmente!) con qualcun altro, che soffre di un'ingiustizia, allora ti rispondono che non lo farebbero perché... mica sono scemi: questo "altro" non lo farebbe, dunque...;
  • perché non farebbero mai nulla che nuoccia ai propri interessi particolari... altrimenti si è scemi, no?;
  • perché urlano contro i grandi evasori, ma guai a far loro notare che ogni volta che possono loro stessi evadono le tasse, che il problema non è tanto di quantità quanto di cultura e principio... perché loro, poveretti, non potrebbero fare diversamente... ma non guadagnavano 1800 euro al mese?;
  • perché guardano sempre nel piatto dell'altro, il quale guai ad essere più pieno del loro! chissà che tresca, magnamagna, raccomandazione, paraculo ed ingiustizia ci starebbe dietro, ma... se è il loro piatto ad essere più pieno, allora se lo sono solo giustamente meritati
  • perché si riempiono la bocca in dotte tavole rotonde, blog*** ed incontro politici, ma non metterebbero mai le mani nella cacca degli altri per risolvere una situazione concreta;
  • perché credono che l'ideologia comunista si diffonda con le parole, fra intellettuali, non con le azioni, rimboccandosi le mani, fra la gente comune...
  • perché ... basta: devo uscire, mi hanno chiamato al telefono... lasciamo perdere: più penso a loro, più mi salgono i nervi...

Vedete quanti ce ne sono? no? quelli che si dicono comunisti, ma se avessero un po' di soldi e potere sarebbero più capitalisti del capitalismo stesso e più berlusconiani di Berlusconi...

Compagni! All'adunata! Dove diamine siete? Non vi trovo. Se il comunismo oggi è rappresentato solo da questi... allora il comunismo è morto (uh... ho scoperto l'acqua calda, la ruota che gira, il motore a curvatura... ah no scusate! mi sono proiettato nel futuro).

Non li sopporto: oramai li schifo**** e fuggo ogni volta che li sento aprire bocca a ribadire che sono dei combattenti. Combattenti de che? ma fatemi il piacere!
Io non sono un combattente, ma solo una persona, che crede ancora in certi ideali, ma per debolezza e pigrizia non sempre riesco ad essere coerente nelle mie azioni con questi.*****

Volete lapidarmi? attenti che se sconfinate troppo io colpisco più forte: con voi non rispetto necessariamente le distanze prossemiche...

Mister_NixOS

*ma a conti fatti, redistribuita la tredicesima, premi produzione ed altre entrate varie su dodici mesi è come se guadagnassero 1800 euro netti al mese, dunque sono "fortunati" visto che la media italiana si aggira attorno ai 1100; se poi glielo faccio notare allora mi replicano che non sono loro ad essere fortunati, ma gli altri ad essere ancora più sfortunati...
**scusate per il dipietrismo, ultimamente lo sto seguendo quasi troppo...
***tanto per dire qualcosa di "moderno"
****mio nuovo conio o ereditato dalle radici terroniche?
*****ed adesso la smetto con questa fila di asterischi per tornare alla mia vita da piccolo borghese che spreca energia (elettrica) pubblica e psicofisica propria per autocompiacersi di se stesso nel rileggere il proprio post.....

lunedì 15 febbraio 2010

Addio, canto

Addio: ti lascio.
Continuerò a sentirti
da lontano, solo da lontano.

Ti saluto con uno dei pezzi che maggiormente mi commuovono:


Ricordo quando lo cantavo anche io.
L'eco della mia voce geme,
si spegne.
Non risuonerai più nel profondo delle mie viscere.
Freddo lancinante dentro di me
mi brucia la gola.
Dolgono i palmi delle mani.
Addio.

Mister_NixOS

sabato 13 febbraio 2010

Autoreferenzialità ed educazione permamente

Trovo abbastanza umano essere autoreferenziali. Per questo, scusate la banalità ritrita, serve il confronto col diverso, che può essere trovato in diverse sorgenti: persone, libri, esperienze reali di vita, suggestioni, anche artistiche...
Come è chiaro a chi segue da qualche anno i miei post credo nell'educazione permanente delle persone: in buona parte noi non siamo quello che siamo "per sempre", ma ogni momento solo "per ora".
Per questo credo che ci si debba/possa sempre impegnare per cercare di evolvere, di non fossilizzarsi e di far sì che questo non capiti neanche ai nostri vicini. Dovremmo essere educatori permanenti gli uni degli altri, innanzitutto aprendoci al confronto, liberando con tutti liberamente il nostro pensiero.

Utopia. Il presupposto ad una società in cui gli individui si rapportano in tal modo è che questi siano davvero illuminati, propensi all'autoanalisi ed all'autocritica, sempre dubitanti di se stessi, consapevoli dei meccanismi psicologici che portano ad essere autoreferenziali.
Questa società naturalmente non esiste, ma per quanto si può ci si deve aiutare ad evolvere.
Problema: in che contesti? Certamente non in tutti è possibile. Anche si fosse nella società ideale di cui prima, probabilmente vi sarebbero comunque contesti in cui i soggetti, riuniti per compiti, con come primo obiettivo l'efficienza, non potrebbero perdere tempo nell'educazione reciproca, nell'attendere che ciascuno di essi compensi ai propri errori, autoanalizzandosi. Il processo ahimè difatti spesso particolarmente lungo.
Così in questi contesti, se si vuole essere efficienti e/o non provocare danni, si è in genere costretti a rimuovere e rimpiazzare velocemente il soggetto che non funziona. Altro che educazione permanente dell'individuo...
Qualche tempo fa, riflettendoci, mi ponevo il problema di come rimuovere certi soggetti nel modo meno doloroso possibile, non solo per questi, ma per tutto il gruppo di cui fanno parte. Penso dipenda dalla categoria cui appartengono: se fanno parte degli illuminati si potrà effettivamente spiegare loro con chiarezza e trasparenza il motivo per cui devono essere cambiato di compito o rimosso, assumendo che una riflessione anche su quanto da noi espresso possa aiutarli ad evolversi e, chissà, magari un giorno reinserirsi nel ruolo da cui sono stati allontanati; nel caso diametralmente opposto, quando si ha a che fare con veri fossili viventi, psicologicamente ottusi, assolutamente ed inconsapevolmente autoreferenziali, incapaci di discutere neanche con se stessi senza mettersi sulle difensive, potrebbe essere più "produttivo" (nonché talvolta personalmente più conveniente), non essere del tutto trasparenti, spiegando nel dettaglio le motivazioni della scelta; anzi si potrà (o dovrà) essere del tutto brutali:

Ti rimuovo perché c'è qualcuno che secondo me lavora meglio di te. Io comando, a me spetta prendere queste decisioni, non a te. Ti assegnerò ad altro compito. Punto.

Sicuramente si creerà malumore nel soggetto, ma... potrebbe essere il male minore.
D'altronde come altro fare in certi casi? Che senso ha combattere battaglie che a priori si sa di perdere? Che senso ha spiegare a chi non ha gli strumenti intellettivi per comprendere? o a chi si reputa che abbia alzato oramai eccessive barriere psicologiche per accettare un punto di vista su se stesso totalmente diverso da quello che ha? Soprattutto se si ha fretta e non ci si può fermare a far formazione?

Naturalmente fra in due casi estremi che ho presentato c'è un ampia gamma di umanità (uhm... non mi sembra troppo ampia in verità...)

Dunque, per ultimo, che qualità deve avere il buon responsabile di un gruppo che deve essere veloce, efficiente, affidabile? non deve distinguersi tanto per il numero di cose che sa fare, ma per la capacità di classificare le persone, comprendere al volo a chi delegare, a chi si può dire cosa, in che modo. Con buona pace della formazione permanente, che va necessariamente a farsi friggere.

Mister_NixOS

giovedì 11 febbraio 2010

Sacramenti per tutti?

Grazie alla discussione con alcuni amici su facebook, ho l'opportunità di spiegare il pensiero che mi ha portato a scrivere il post precedente.
Qualcuno chiedeva:

  • se avessi confuso le posizioni di alcuni singoli uomini di chiesa con quelli della chiesa, che, mi si dice, "siamo noi"
  • cosa penso del fatto che mentre per gli omosessuali si fa un gran casino, ben poche parole vengono spese per i divorziati.

Ecco un quasi copia-incolla della mia risposta:
non ho confuso, ma effettivamente non mi sono spiegato per niente.
E' vero che non si sente nessuno protestare per il fatto che i divorziati non possono prendere la comunione, ma non ci sono proteste per questa posizione secondo me solo perché è passata alla storia e la si vive con rassegnazione. Si dovrebbe parlare piuttosto delle eventuali proteste di allora, quando è stato introdotto il divorzio, ma su questo non posso dir nulla, in parte anche per mia ignoranza.
Per quanto riguarda la questione omosessualità ufficialmente la chiesa non si scaglia tanto contro gli omosessuali quanto contro i comportamenti omosessuali e l'ostentazione. Vedo però le cose da un altro punto di vista: il differenziarli così fortemente dal resto della comunità dei cattolici da non permettere loro di accedere alla comunione, non è creare basi per l'intolleranza? Stiamo parlando della comunione! ...levare la possibilità di accedere alla comunione è gravissimo! Per qualsiasi cattolico credente e fervente praticante non avere la possibilità di accedere ai sacramenti, il non potersi nutrire del corpo e del sangue di Cristo, è una punizione pesantissima!
In ambo i casi, sia divorzio che ostentazione di omosessualità, capisco il non condividere, ma mi sembra davvero una pena eccessiva, che li mette alla gogna nel resto della comunità cattolica.
Queste posizioni sono feconde di intolleranza per il diverso e per l'umanità in generale. Conosco diversi afferenti a gruppi moooolto cattolici, talvolta li frequento, ma quando si parla di certi argomenti (divorziati e omosessuali) le loro parole ed i loro toni perdono di cristianità: sono solo pieni di violenza, secondo me spesso inconsapevole....
Anche la Chiesa è responsabile di questa violenza ed intolleranza. La storia attuale dimostra che l'intolleranza verso questi all'interno dei gruppi in cui ha voce è un inevitabile corollario.
Le religioni, la fede, dovrebbe riempire vuoti di umanità, ma non con la disumanità.
Per ultimo: la chiesa siamo noi, ma se non si crede in quanto dice il Papa e la gerarchia ecclesiastica che gli sta sotto, le cui parole sono sempre la versione ufficiale, a meno che le sfere più alte non ne prendano esplicitamente le distanze, non si è di fatto considerato cattolico, anche se si sente di esserlo.
Il papa si è dissociato da quanto dicono quei vescovi? se la risposta è negativa e non si è d'accordo con loro allora non si crede nell'infallibilità del papa, per cui non si è cattolici in senso stretto. Ci si può al più dire cristiani di cultura cattolica.
Ecco quanto (per ora)
Mister_NixOS

sabato 6 febbraio 2010

Comunione ai gay?

Settimana pienissima di lavoro: fra consigli di classe e riunioni varie tornavo speso a casa non prima delle otto di sera ed ho dovuto abbandonare il blog. Una cara amica mi aveva mandato una email che volevo copiaincollare qua, ma poi, preso da vari pensieri, me ne sono scordato... fino a questa mattina, quando ho letto il seguente articolo su Repubblica:
Niente comunione ai gay
che mi ha fatto sobbalzare.
Ecco dunque il messaggio che Giovanna Giugni, consigliere comunale IdV, mi ha mandato:

Contro gli episodi di omofobia, per una cultura dell'inclusione sociale e del rispetto dei diritti, Italia dei Valori ha condiviso una mozione che impegna il Consiglio Comunale ad aderire alla Rete antidiscriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere nelle Pubbliche Amministrazioni e a sensibilizzare l'opinione pubblica alla cultura delle differenze.
Con tale mozione si richiede alla Provincia Autonoma di Trento di promuovere negli istituti scolastici campagne educative volte a prevenire il bullismo e a celebrare il 17 maggio di ogni anno la Giornata internazionale contro l'omofobia.
La tutela costituzionale dei diritti di un individuo è indipendente dall'orientamento sessuale, che resta una scelta personale, magari non condivisa, ma certo non condannabile nè da stigmatizzare.
Nei limiti delle leggi e nel rispetto delle sensibilità, ciascuno è libero di scegliere. Dalla Costituzione Italiana:

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese

Non so come sia andata a finire con questa mozione, devo ancora informarmi, comunque sia, ribadisco ancora su questo blog: Dio non è omofobo!
Comunque cosa aspettarsi: la chiesa si dimostra giustamente coerente con quanto ha sempre sostenuto, con quanto di corollario sostiene senza rendersene conto... no che dico! consapevole... Dio li illumini, poveretti...

Mister_NixOS


venerdì 29 gennaio 2010

Sotto la veste? solo sale sulla pelle...

Un paio di giorni fa è stata la Giornata della Memoria e su internet se ne sono lette di tutti i colori. Se ne sono anche viste, in filmati e documentari proposti e riproposti sulla seconda guerra mondiale ed il periodo nazista.
Con mia moglie me ne sono guardato uno, che ho interrotto alla solita domanda del c...o che viene ogni volta rivolta a quegli anziani ex soldati tedeschi che hanno partecipato attivamente ai massacri. La conduttrice non poteva non chiedere al malcapitato, come di rito:

Ma lei a cosa pensava mentre sparava?

... per poi usare un tono fra il biasimo e l'orrore nel continuare ad interrogarlo, dopo aver ricevuto sincere risposte del tipo:

A niente. Lo facevo e basta. Odiavo gli ebrei. Ora ho un'altra posizione, ma allora li odiavo.

Lo trattava col tono con cui interagirei forse solo con un mostro orribile di disumanità...
Certamente ci sarà stato chi non ha sparato, chi ha combattuto contro il regime, ma... quel vecchietto non è un mostro e non lo era neanche a quel tempo (probabilmente...) : era solo un uomo, come tale condizionabile, come tutti noi adesso influenzato dalla cultura dell'epoca in cui c'è capitato di vivere.

Dietro ai toni di lei c'era sicuramente il voler accontentar l'audience, facendo leva su qualcosa di profondo, su una convinzione, che appartiene a tanti: che noi siamo qualcosa di ben definito, in senso non-materiale, prescindendo dai condizionamenti esterni, dalla storia che abbiamo vissuto, o semplicemente dal contesto in cui siamo inseriti.
Su questo punto mi sono già espresso in passato: per ora* non ci credo.
Rimando alla lettura di alcuni vecchi post per chi volesse riprendere il discorso, nei commenti relativi al presente o a quelli stessi:

  1. Chi siamo veramente?
  2. Persone: mutazioni o deformazioni?
  3. Che uomini siamo? Solo contenuti...

Per ora* la penso ancora più o meno come allora.

Proprio per quanto esprimo qua, in questo post ed in quelli ai quali rimando, serve secondo me la Giornata della Memoria: a ricordarci, come diceva Primo Levi nel libro Se questo è un uomo, che:

E' accaduto, quindi può accadere di nuovo.

Possiamo ancora tornare a diventare quello che siamo stati: lo siamo ancora, in potenza. E non in un futuro remoto, non in generazioni lontane, probabilmente già nei nostri figli... potremmo forse anche adesso, noi, in pochi anni... macellai di esseri umani potremmo diventare anche noi, anche voi che leggete, anche tu che stai per cambiare pagina, anche io... anche se ovviamente stentiamo a crederci.

Lasciando perdere il macello che c'è stato in quel periodo, il problema di cosa siamo noi è tema per molti decisamente scottante; ho avuto spesso difficoltà a parlarne con persone che conosco anche bene, a quattro occhi: il più delle volte si sentono colpiti.
La prima l'ho colpita 17 anni fa: sosteneva che anche se fosse nata in un'altra cultura, sarebbe stata in qualche modo sempre lei... alchè io le replicavo che forse lo sarebbe stata solo fisicamente... tagliando sulla lunga discussione, che io stesso non ricordo nei dettagli, dopo un po' smettemmo di discutere perché si stava agitando troppo. Non era una persona credente che si difendeva facendo riferimento ad una qualche "anima" trascendente, di qualità innate che avrebbe conservato indipendentemente dal momento (e dal corpo) in cui la si fosse fatta vivere incarnata. Avrei accettato questa obiezione al massimo replicando semplicemente che, se si crede in un'anima, si può credere anche in questo. Non fraintendetemi: non voglio essere riduttivo rispetto alle fedi religiose ed alla spiritualità, ma certamente credere in un'anima non mi sembra di per sé dirimente per la questione: dipende da cosa si intende per anima e soprattutto dalle qualità che dovrebbe possedere, che non sono le stesse per ogni visione spirituale... ma comunque una posizione accettabile, in seguito all'espressione della quale avremmo cambiato oggetto di discussione.
Invece no: non sapeva come difendersi ed aveva paura di dover pensare alla possibilità d'essere interiormente soprattutto il risultato dell'insieme degli stimoli ricevuti sin dalla sua nascita. Fortunatamente con questa persona non ho rotto il rapporto, ma da quel momento si è creata una barriera di incomunicabilità totale su certi argomenti.
Ho colpito ed affondato l'ultima persona pochi mesi fa: stufo di sentirla lamentarsi del rincoglionimento della gente che ha attorno (tranne il suo), della incapacità delle persone di vedere le cose razionalmente ed esaminarle indipendentemente dagli stimoli esterni (tranne lei), del condizionamento sociale che colpisce tutti (tranne di nuovo ovviamente chi?), le ho risposto qualcosa del tipo:

Ma tu cosa credi di essere? da dove pensi di aver pescato l'ideologia che si legge dietro le righe di ogni tua affermazione? ti illudi di non essere condizionata anche tu, come noi tutti, da qualcosa?
Tutto quello che pensi è frutto di un qualche condizionamento**.

Dopo pochi mesi, guarda caso, ha quasi smesso di parlarmi... colpita ed affondata. Forse anche i miei modi, un po' seccati, ma a giudicare dal turbamento che ha dimostrato penso più dai contenuti espressi: le ho detto che lei non è nulla, che io non sono nulla, che noi non siamo nulla. Per lei inaccettabile ipotesi.

Fra queste due esperienze, sicuramente molto diverse, ce ne sono state diverse altre, in ognuna delle quali percepivo segni di disagio nell'interlocutore.

La settimana scorsa sentivo una trasmissione alla radio in cui uno psichiatra, cercando di sensibilizzare il pubblico al problema delle malattie mentali, ricordava che, statisticamente parlando, si è visto che la genetica conto poco in questo ambito: questa segnala eventuali propensioni, ma percentualmente molto poco, mentre determinante sembra essere il contesto.

Ascoltandolo mi sono chiesto, per l'ennesima volta: chi sono io (aridaie...), qual è la caratteristica invariante rispetto alle innumerevoli culture in cui potrei essere cresciuto? in cui potrei vivere in futuro?
Forse solo qualche caratteristica fisica, forse solo, sotto la veste di condizionamenti cui sono stato sottoposto inevitabilmente a partire dal momento in cui sono venuto al mondo (ma si dice anche da prima), solo sale, solo quel troppo sale sulla pelle, che mi accompagna, sempre, da sempre, per sempre. Null'altro.

Mister_NixOS

*"Per ora" perché a casa mia si dice che "chi non cambia mai idea è scemo"

**Per cosa intendo con condizionamento, si vadano a leggere innanzitutto i post che ho segnalato, anche se in tanto tempo qualche idea che ho esposto può essere un po' mutata (e meno male che mi evolvo anche io:-) farò da solo un salto di specie?)

lunedì 25 gennaio 2010

Scacchi per la vita?

Avete mai giocato a scacchi? E' un gioco tattico, di concentrazione, anche di sfinimento in cui si ragiona su più mosse, andando a considerare tutte le possibili dell'avversario, progettando al contempo tutte le contromosse seguenti. La propria mente non deve andare avanti di uno step alla volta, ma di tanti, del numero maggiore possibile.
Si attende l'errore dell'avversario, che spesso sta semplicemente nel non essere stato in grado di vedere abbastanza avanti, talvolta per sfinimento, e si colpisce, lentamente, osservando con gusto, quasi sadismo, la sua disfatta, in uno stato di eccitazione crescente. Scacco matto. Ho vinto.

C'è gente che gioca sempre a scacchi, nella vita; dico proprio sempre, non per il raggiungimento di qualche particolare obiettivo; essere giocatori di scacchi è il loro habitus: ogni elemento della realtà che li circonda, anche voi, siete loro pedine, loro stessi ono pedine. Sono iperattenti, registrano ogni vostro movimento, il muoversi di ogni foglia e reagiscono solo di conseguenza.
In alcuni casi sono persone competitive, per le quali successo personale ed orgoglio stanno in cima a tutto. Concentrati su se stessi, fanno parte del genere umano, ma non "sentono" l'umanità, solo la propria... e guai a toccargliela!
In altri casi sono persone deluse e sfiduciate dall'umanità, talvolta dei veri malati di mente, che soffrono di insicurezza cronica e/o paranoia. Questi sono diventati tali dopo aver sentito troppo fortemente alcune note dell'umanità, rimanendone tanto sconvolti da non essere in grado di sentirne più altre, dall'esterno. Dentro di loro hanno però anche essi tutte le note possibili, e le sentono, sempre, troppo forti. Così anche questi si perdono quasi tutta l'umanità.

Non sempre è semplice distinguere i primi dai secondi.

Io non gioco sempre a scacchi... anzi direi che non ci gioco quasi mai.
Quando ero bimbo ricordo lunghe serate con mio padre ed i cuginetti davanti alla scacchiera. Nel corso della mia vita non ce ne sono state tante altre: solo saltuarie, ma dopo poco il gioco mi turbava e smettevo.

Né oggi, che compio 36 anni, comincerò a giocare.

Umanità: non dobbiamo perdercene. Lasciate perdere, almeno per un po', la scacchiera, se ce la fate. Se non ce la fate, se dovete sempre giocare a scacchi, allora siete probabilmente sulla via dei secondi.

Buona umanità a tutti.

Mister_NixOS

martedì 19 gennaio 2010

Questuanti menomati?

Che rabbia questa mattina! Alle ore 6:15 mi trovavo alla stazione delle autocorriere di Trento e chi vedo arrivare? Alcuni mendicanti questuanti che incontro spesso per le vie della città, con una stampella, che venivano per imbarcarsi per varie destinazioni... correndo...: non facendo i fenomeni sull'appoggio artificiale, ma ben sicuri e saldi sulle loro gambette... d'altronde ho sempre immaginato diversi di loro fingessero, per impietosire i passanti...
Cosa mi fa più rabbia? il pensare, per l'ennesima volta, che oramai, a causa di questa gentaglia, microbi della società, parassiti che fanno leva sul buon cuore della gente fingendosi menomati, non mi fido più di nessuno: oramai, da anni, nel dubbio, non dono nulla direttamente a loro (a meno che la menomazione non sia palese!) ma solo attraverso associazioni, che spero riescano a controllare e distinguere fra veri e falsi...
Ok, lo so, sto facendo il moralista superficiale... ma in questo momento non ho voglia di approfondire: fanculo a questi che cercano di prenderci per le palle.
Mister_NixOS

domenica 17 gennaio 2010

Pollo al curry

Oggi sarò leggero: vi delizio con la ricetta del mio pranzo (e della mia cena, visto che ne ho preparata una quantità industriale).

Pollo al curry

Tempo di preparazione: 35 minuti.

Si taglia il petto di pollo a tocchettini, a seconda dei propri gusti, lo si impana con la farina e lo si fa saltare nel burro. Non appena si è dorato si aggiunge acqua in modo da ricoprirlo totalmente, gli si sbriciola sopra un dado di brodo vegetale e si lascia cuocere coperto per circa un quarto d'ora, per poi aggiungergli il succo di due arance ed attendere ancora una decina di minuti (coperto!).
Nel frattempo si prepara una besciamella con burro, latte, farina ed un paio di cucchiaini di curry, eventualmente un po' di pepe nero.
Finito di cuocere il pollo nel succo di arancia, lo si toglie dalla pentola, scolandolo bene dal succo avanzato, che viene messo a restringere sul fuoco assieme alla besciamella.

Infine si adagia il pollo su una pirofila da grill assieme a tanti spicchietti di arancia (ben pelati del bianco!), gli si spalma sopra la besciamella al gusto d'arancia e curry e si mette a gratinare qb.

Oggi accompagnato da finocchi gratinati, purea di patate ed insalata di pomodori.

Buon appetito
Mister_NixOS